ROMEO E GIULIETTA

Kyiv City Ballet

C’è una piazza assolata a Verona.

Il caldo è feroce, l’aria vibra, le spade escono dai foderi per un insulto, per uno sguardo storto. Montecchi contro Capuleti – un odio antico, ereditato, ormai privo di ragione. Servitori che provocano, giovani che si sfidano, sangue che macchia le pietre chiare. In questa città spaccata, un ragazzo di nome Romeo cammina distratto. Pensa a un’altra. Non sa che la sua vita sta per capovolgersi.

La sera, un ballo in maschera. Romeo si intrufola in casa Capuleti con gli amici. Cerca distrazione, trova Giulietta. Lei ha quattordici anni, è acerba e luminosa, e quando i loro sguardi si incrociano il mondo intorno scompare. Danzano. Si sfiorano. Si riconoscono.

Poi la notte, il balcone, le promesse sussurrate. L’alba, il matrimonio segreto. Il pomeriggio, la rissa fatale – Mercuzio ucciso, Tybalt ucciso, Romeo esiliato.

La partitura è di Sergej Prokof’ev, compositore russo dal tratto spigoloso e moderno, capace di far convivere tenerezza e ferocia nella stessa battuta. La coreografia porta la firma di del Kyiv City Ballet, con l’attenta ricerca – teatrale, cinematografica, implacabile. Il libretto si rifà  alla tragedia di William Shakespeare, l’autore che meglio di chiunque altro ha saputo mettere in scena l’amore quando diventa destino.

 

Acclamata sui palcoscenici di quattro continenti, celebrata da The New York Times, The Guardian, The Times, Chicago Sun-Times, la compagnia affronta quest’opera esigente con la padronanza stilistica e l’intensità drammatica che ne hanno fatto un ensemble di riferimento internazionale.

La Danza dei Cavalieri scandisce un destino già scritto – pesante, inesorabile, granitico. Il balcone diviene frontiera tra il possibile e il proibito. La camera nuziale, il luogo di un addio che non ammette repliche. Qui la tecnica classica si fonde con il teatro nudo e crudo: ogni pas de deux è un dialogo febbrile, ogni salto narra l’urgenza di un amore che brucia troppo in fretta, ogni presa trattiene ciò che sta per sfuggire.

Trentuno artisti innalzano Verona pietra dopo pietra – le strade polverose, le lame sguainate, i balli in maschera dove tutto ha principio. Il corpo di ballo dà vita alla folla, ai duelli, alle feste; i solisti incarnano la passione totale dei due amanti, quella che non conosce misura né prudenza.

Giulietta beve il veleno finto. Romeo beve quello vero. Lei si sveglia accanto a un corpo che non respira più, e si trafigge. C’è una piazza assolata a Verona. I Montecchi e i Capuleti si ritrovano davanti a due ragazzi distesi. L’odio antico, finalmente, non ha più senso.

Ma è costato tutto.

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